Pane, cereali

Ravioles della Valle Maira

Produttore: Gastronomia pasta fresca Ghio Aldo

Descrizione

"Queste ravioles sono una tradizione della Valle Maira e della famiglia di mio marito.
Le patate che utilizziamo le prendiamo qua vicino. Il sapore cambia di volta in volta a seconda delle patate, dell’umidità, ma è soprattutto il tipo di patata che fa la differenza; noi usiamo una farina 00 biologica che prendiamo da un mulino di Cuneo.

Prepariamo le ravioles della Valle Maira tutti i giorni, nel fine settimana di più: facciamo cuocere le patate al pomeriggio nel forno a vapore, già sbucciate, così rimangono belle asciutte, e poi le lavoriamo il giorno dopo. Impastiamo con l’impastatrice patate, farina e un pizzico di sale, non mettiamo uova e neppure formaggio, come invece usa in altre vallate. Poi li facciamo a mano perché la macchina fa solo gli gnocchi normali, noi da lì li allunghiamo e questa operazione si può solo fare a mano: le ravioles della Valle Maira hanno la forma di piccoli fusi.

Come condimento suggerisco il Castelmagno, la panna o comunque una salsa di formaggi, oppure burro fuso e parmigiano. Se si ha un po’ di tempo, si possono anche condire e poi passare per qualche minuto in forno. Le ravioles della Valle Maira risulteranno così un po’ gratinate e il risultato sarà davvero speciale."

Caratteristiche generali

Denominazione: ravioles della Valle Maira
Ingredienti: patate, farina di grano tenero 00, sale
Quantità: 250 g
Contenitore: vaschetta con coperchio, da gastronomia
Modalità di conservazione e consumo: conserva le ravioles della Valle Maira in frigorifero a max +4°C. Se pensi di mangiare le ravioles 5 o 6 giorni dopo averle ricevute, fai bene a congelarle e poi a buttarle congelate nell'acqua bollente. Cuociono in 5 minuti. Se le consumi fresche, bastano 2 minuti.
Suggerimenti: prima di buttare le ravioles della Valle Maira nell’acqua bollente, metti due cucchiai di olio nell’acqua, così sarai certo che non si attaccheranno. Questo piccolo accorgimento vale anche quando le butti le congelate.


Curiosità

Un aneddoto. Nella Borgata Ghio di Dronero visse fino alla fine del secolo scorso un uomo di statura imponente, si chiamava Rovera Spirito. Era stato in guerra e, a causa di una ferita, gli era stato amputato l’avanbraccio sinistro. Rimaneva comunque un uomo di eccezionale forza fisica. Un giorno andò con un gruppo di altri falciatori a tagliare il fieno in un prato su Cauri, la montagna che sovrasta la borgata. Giunta l’ora di pranzo la madre, Tin de Gian, portò per i falciatori un grande recipiente colmo di ravioles della Valle Maira. I falciatori scendevano falciando ognuno con il proprio ritmo. La donna lasciò il pasto nel punto in cui tutti sarebbero arrivati al temine del proprio lavoro. Prit era il più forte e anche il più veloce. Finito di falciare la sua parte, vide il recipiente e mangiò le ravioles: si accorse solo dopo averle finite che la madre aveva lasciato 6 forchette, ma ormai le ravioles non c’erano più!!”

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