Le mie bestiole le conosco tutte
“ Da decenni ho messo su una piccola azienda agricola – ci racconta Anna Arneodo- dedicata principalmente a fare fieno per all’allevamento di pecore sambucane, una sessantina di animali, nella borgata Marchionni di Santo Lucio di Coumboscuro: ci si arriva per una stradina stretta, solo col trattore o con una macchina. Noi abbiamo le stalle vecchie, abbiamo fatto un fienile nuovo, ma ci vogliono troppi mezzi per fare una stalla nuovasu pendenza del 40%.
La giornata di chi ha animali comincia pensando agli animali. Al mattinosi va in stalla,mettiamo a bagno i piselli secchi e il frumento che daremo loro dopo 24 ore (perché cresca il germoglio, dove c’è maggior quantitativo di vitamine: in natura le pecore, quando mangiano i cereali selvatici, sovente il chicco è caduto per terra e sta germinando). Invece il mais spezzato glielo diamo così, secco. La paglia è l’unico materiale che compriamo, il fieno è tutto nostro, noi siamo un’azienda biologica: fino a qualche anno fa avevo la denominazione biologica anche per gli animali, poi è diventato tutto complicato. I nostri animali non assaggiano mai i mangimi. Ogni quindici giorni bisogna togliere letame a mano, lo fa Agnes, mia figlia. Butta fuori col forcone e suo fratello carica, porta via, ci vanno 2 ore.
Qualche anno fa ho avuto dei problemi con la forestale, perché mi contestavano il fatto che il letamaio è vicino alla strada. Sono stata minacciata di una multa e ho dovuto liberare il posto dove facevamo il letamaio, quindi sono andata a informarmi in Regione e ho scoperto che per le zone di montagna con una pendenza superiore al 40%, per meno di duecento capi in allevamento, potevo anche lasciare per sei mesi il letame vicino alla strada, purché una volta all’anno almeno lo liberassi. Però, come sempre, bisogna sapersi informare, altrimenti non riesci neanche a difenderti. Per essere diversi bisogna essere migliori, non si può essere soltanto come gli altri.
Poi c’è il trasporto del fieno dal fienile alle tre stalle col trattore o con la carriola. Quando gli agnelli sono sui tre mesi di età, sono circa sui trenta chili, è il periodo in cui sono da vendere. Noi vendiamo ai privati e a qualche ristorante. Ad aprile inizieremo un primo pascolamento turnario nei prati qua attorno, dove faremo poi il fieno in estate. All’inizio le mettiamo fuori a pascolare una mezza giornata, in genere al pomeriggio, poi pian piano si allunga il periodo di pascolamento, finché, quando le temperature di notte non scendono sotto i 10-15 gradi, iniziamo a lasciarle fuori anche la notte nelle reti. Queste reti elettriche, sono un gran lavoro, avendo noi tutti prati in pendenza irregolari, occorre tirare le reti ben tese in maniera che non scarichino per terra e la parte elettrica non trovi niente che tocchi: richiede quasi due ore ogni giorno e ogni giorno vanno spostate. Le reti hanno due vantaggi: costringono la pecora a mangiar bene in quel pezzo di prato e rappresentano una difesa contro i predatori, perché il lupo e ormai è dappertutto, anche vicino alle case. Il lupo prende sempre le più belle, le rincorre, le fa correre un bel po’, poi le azzanna alla gola, le lascia lì, arriva anche a uccidere una quindicina di pecore, perché le pecore non sono così veloci a scappare.
È la passione che ci spinge a fare tutto questo, perché, finita la stagione in cui vendi gli agnelli e prendi qualcosa, tutto il resto del lavoro lungo l’anno non è neanche retribuito, se calcoli le ore che ci metti, fai 50 centesimi all’ora. La burocrazia è una delle incombenze più pesanti per le piccole aziende, perché il sistema burocratico è uguale a quello delle grosse aziende. E come diceva Don Milani: “ non c’è ingiustizia maggiore che fare parti uguali tra disuguali ”, e noi non riusciamo più a sostenere questo.
I nostri agnelli li portiamo a macellare verso i tre mesi e tanti ci dicono: ma non ti fanno pena? Ma certo che ci fanno pena! Io le mie bestiole le conosco tutte, hanno tutte un nome, le ho allevate, so quello che è affettuoso o altro.. Si stringe il cuore quando le carico per portare al macello, ti senti un traditore. Fai delle fatiche per tenerle d’estate, quando piove, quando vai in alpeggio, li porti giù nello zaino per salvarli dai lupi, fai delle vite. E poi, li porti al macello. È dall’epoca di Gesù, dei pastori, che gli angeli vanno ad avvertire, anche quei pastori macellavano gli agnelli…È il destino di chi alleva, perché sa che i suoi animali faranno questa fine.
È un’attività per rimanere in montagna, per sopravvivere, per tener viva la montagna, perché una montagna ancora carica di animali, è una montagna viva, senti i belati, senti le campane, vedi i prati puliti, e altrimenti vivremmo in mezzo alla foresta, vivremmo in mezzo all’abbandono. ”