In piemontese si dice arcaplè
“ E’ la prima vendemmia della mia vita – ci dice Stefano Vegetabile – che iniziamo e finiamo ad agosto, Quindi super anticipata. Già questo è un dato strano, molto strano. L’altra caratteristica di questa vendemmia è che le uve sono abbondanti e molto belle, incredibilmente, dopo tutto questo caldo, questo disastro. Ce n’è veramente tante e belle. Perché comunque la pianta era bella carica di tutte le piogge primaverili e quindi si è fatta una bella scorta d’acqua, poi la vite è una pianta molto resistente, è una pianta proprio che ha delle risorse stratosferiche. Non abbiamo visto un fungo praticamente in tutta la stagione, neanche all’inizio, cosa stranissima perché normalmente in Langa oidio e botrite ci sono sempre.
Un’altra cosa nuova: quest’anno abbiamo anche lasciato una parte dei tralci che scendevano proprio, come tipo salice pendente, per fare copertura sui grappoli. In Piemonte si dice ‘arcaplè’, quando fai il cappello sopra e non tagli i tralci. È un lavoro lungo, a me piace, però è pesante, perchè sei sempre con le braccia in alto, tiri su tralci per 15 giorni. È stato incredibile, proprio in annate come queste vedi come funziona il lavoro manuale, fatto come facevano una volta, rispetto alle cimature che lasciano la pianta tutta bella dritta, pettinata e tutta tirata. Rifare il cappello e lasciare i tralci che scendano un pochettino ha avuto proprio un’azione incredibile sia di protezione dai raggi del sole, sia, soprattutto, di formazione di messaggi che tu dai alla pianta, quindi la pianta si inizia a organizzare, a lavorare bene sul grappolo, portando l’energia nel grappolo. Invece se tu continui a tagliare lei continua a dare energia al tralcio, alle foglie. Oltre a questo, noi abbiamo deciso, dati questi elementi di novità, di prendere una strada un po’ diversa, provare a non cercare più il grado a tutti i costi, ma di lavorare quasi esclusivamente sull’acidità quindi sulla bevibilità finale del prodotto per rendere un prodotto più fresco, più semplice da alcuni punti di vista e portarlo in una dimensione di minor prepotenza rispetto a quei vini molto corposi che poi
hanno bisogno di lunghi affinamenti. Abbiamo cercato di tenere sempre il corpo, sempre la caratteristica del vino di Langa, ma dargli un taglio più fresco, più bevibile, un po’ in linea con il nuovo che sta arrivando. Due giorni fa ho scoperto che nel 1926 mio trisnonno comprò la casa ai terreni Ai Pora, sono cent’anni che la mia famiglia ha quei terreni e quindi fare un cambio di viticoltura ci sta. Quindi tante belle novità per quanto riguarda l’aspetto vinicolo.
Sulle barbatelle invece non è andata così bene, è stata una strage. È chiaro che son più delicate per forza. Se una volta l’agricoltore tu quasi non sapevi chi era, mentre l’enologo era quello importante nel processo, adesso invece si risposta l’attenzione sulla coltivazione dell’uva, che deve essere perfetta, mentre invece, per chi lavora tanto in cantina, anche se arriva della roba che non è proprio perfetta,
facendo le dovute correzioni, la modifichi. ”