Campo natura estivo: il rapporto dei bambini con la terra
“ Nell’ambito della Cooperativa La Pepita – ci racconta Maria Teresa Casavecchia- io mi occupo di più del Campo Natura estivo, cioè del rapporto dei bambini con la terra per i bambini. Questo è il ventesimo anno. Il campo natura, è l’accoglienza di bambini dai 4 agli 11 anni durante l’estate. Vengono al mattino con i genitori e rimangono tutto il giorno fino verso le quattro.
È un discorso di educazione ambientale fatto sul posto, in diretta: c’è sempre un primo momento di riflessione su quello che sta succedendo intorno a noi, sulle temperature, sull’inquinamento, sul cibo e sull’alimentazione sana. Poi si mangia sempre la frutta a metà mattina come stacco. Si inventano canzoncine legate al ringraziare per ciò che abbiamo, per il cibo e per gli elementi della terra.
Quindi i bambini vengono divisi in quattro gruppi che si chiamano con i nomi dei quattro elementi fondamentali: aria, acqua, terra e fuoco. Ogni giorno un gruppo, a turno, si occupa dell’orto, del cibo, della cucina, facciamo l’insalata insieme, la pizza, quello che c’è da fare.
Ci si prende cura degli animali: abbiamo un cavallo, due asini, conigli, pulcini, galline, due capre.
Ci si prende cura dell’ambiente, delle piante in vaso, di quelle nel parco e poi di tutto quello che è mantenere l’ambiente che c’è intorno a noi, il che vuole anche dire pulire.
Questo discorso che per aver le cose belle e pulite bisogna lavorare, significa abituarsi a guardarsi intorno e fare quello che è necessario, immergersi nella realtà è un fatto che oggi giorno sfugge a molti. Poi si occupano del preparare la tavola, sparecchiarla, lavare i piatti e tutto quello che è inerente al discorso.
Nel pomeriggio c’è anche un momento in cui si fanno i compiti.
Si fanno attività di laboratorio di riciclo di tutte le cose che abbiamo e che possono essere in qualche modo riciclate: dai depliant dei supermercati che diventano un gioco, dalle scatole che diventano casette, dai pezzi di legno che diventano costruzioni, eccetera. Ci occupiamo di biciclette da aggiustare, insomma, cerchiamo di ridare vita a tutto quello che viene spesso buttato.
Il mercoledì di solito si fa una gita mirata, a conoscere i posti che abbiamo intorno, a promuovere la mobilità sostenibile. Quindi andiamo o a piedi, o in bicicletta, o coi carretti, o il bus urbano, raramente prendiamo il pullman. In linea di massima i bambini sono felicissimi di andare ad arrampicarsi sulle rottoballe del campo vicino, o di attraversare le bialere con le corde: son tutte esperienze che possono sembrare banalità, ma per loro sono cose eccezionali.
I bambini prendono molto seriamente il discorso di fare quello che c’è da fare. Ci sono bimbi che cominciano a fare piccole pulizie, poi non smettono più, dicono: “Lo io faccio, pulisco anche qua, pulisco anche là”. Insomma, c’è tutto un entusiasmo nascosto che viene fuori.
I bambini in linea di massima sono di Bra, di Cherasco, Roreto, Riva, Sanfrè. Abbiamo anche una coppia di bimbi che arrivano da Bruxelles, perché i nonni sono qui e ormai sono affezionatissimi. Il luogo fisico in cui conduciamo questo campo estivo è la Cascina di Giovanni, un contadino che l’ha lasciata per scopi sociali: lui non aveva eredi e il suo scopo era che si continuasse quello che stava facendo lui, con il suo piccolo ciclo chiuso all’interno della sua cascina, con i suoi capi di bestiame. Ci teneva ai bambini e voleva che scoprissero il discorso della campagna. “