Il tempo delle mele “con le rughe”

Le mele e le pere, ogni anno, improvvisamente, verso questa stagione, hanno un crollo improvviso, non annunciato, ma sempre in concomitanza con il momento in cui, sulle piante, il fiore perde i petali e “compare” il piccolo frutto.
Questo ritmo che nulla può fermare (pioggia, freddo, vento…) è uno dei miracoli straordinari della natura.
Anche noi siamo ogni anno involontari e stupiti testimoni di tanta grandezza.

Giovanna e Elena

Per chi ama leggere, ecco che cosa abbiamo scritto negli anni, su questo tema.

2017, Fogliospesa 13

 “ Le mele vengono raccolte durante il periodo autunnale ed invernale – ci spiega Giovanni Mellano, frutticoltore della Valle Bronda – al momento della maturazione agronomica; poi vengono messe all’interno delle cassette e poste in magazzini e celle frigo. Durante il periodo di conservazione la mela raggiunge la piena maturazione e acquisisce il suo caratteristico profumo. Questo processo è legato alla produzione da parte dei frutti stessi dell’etilene una sostanza che accelera la maturazione. Le nostre mele dopo la raccolta vengono conservate in magazzini a temperatura ambiente o in celle refrigerate a circa 1 grado dove possono svolgere il loro normale processo di maturazione, più celermente quelle a temperatura ambiente e più lentamente quelle in cella frigorifero. Le mele della grande distribuzione solitamente vengono stoccate in grandi celle frigorifere in cui l’aria viene sostituita con altre combinazioni di gas. In assenza di ossigeno le mele bloccano il loro processo di maturazione/invecchiamento e mantengono costantemente l’aspetto dei frutti appena raccolti. Questa situazione innaturale tuttavia blocca il metabolismo degli zuccheri e lascia i frutti con un sapore ‘immaturo’. Quando arriva la primavera le nostre mele sono state conservate da qualche mese e, durante questo periodo, accanto al processo di maturazione si è assistito anche ad una fisiologica disidratazione. Le mele sono un po’ raggrinzite perché hanno perso parte dell’acqua presente al loro interno ma, pur risultando meno turgide e croccanti, hanno acquisito un sapore più intenso e ricco. Le mele in primavera divengono anche più sensibili alla manipolazione e presentano sulla buccia dei segni di colore marrone. Questi segni sono più marcati nelle varietà a buccia chiara, come ad esempio le golden, mentre sono meno evidenti nelle varietà dalla buccia più scura. Tali segni sono fisiologici nelle mele biologiche in questa stagione, mentre mancano quasi completamente nelle mele conservate in atmosfera modificata. ”

“ Durante la primavera – ci dice Davide Bianciotto produttore biologico di mele di Bricherasio (To) – si trovano mele che, fisiologicamente, vanno incontro ad una perdita di acqua, causa dell’aspetto ‘rugoso’ che viene riscontrato in certi casi. Come stabilito dai disciplinari dell’agricoltura biologica noi conserviamo le nostre mele esclusivamente mediante refrigerazione in normali celle frigo.
L’agricoltura industriale spesso impiega metodi differenti come ad esempio l’immersione dei frutti in bagni chimici, la conservazione in azoto o in celle ad atmosfera modificata. Questi metodi fanno sì che le mele non siano esposte all’azione dell’ossigeno e, arrestando i loro naturali processi di invecchiamento legati all’azione di questo elemento, appaiano sempre come appena raccolte, ma il loro sapore non giunge mai a piena maturazione. “

2013, Fogliospesa 17

Molto di piu’ di gusto e salute: dialogo tra l’uomo e la mela.

“ Sia io che la mela, e tutta la materia dell’universo, siamo fatti di atomi. Oggi sappiamo che l’atomo assomiglia al sistema solare: c’è un nucleo in mezzo e tutto intorno girano gli elettroni, proprio come c’è il sole in mezzo al sistema solare e attorno girano i pianeti. Quando prendo in mano la mela, ci scambiamo un po’ di energia, in particolare alcuni dei suoi elettroni saltano sulle orbite più in basso e lo stesso accade ad alcuni dei miei elettroni. Come effetto di questi salti quantici, gli atomi della mela emettono dei piccoli pacchetti di luce, che i fisici chiamano fotoni e lo stesso fanno gli atomi del mio corpo. Ogni fotone è un pacchetto di informazione; ma io capisco i segnali della mela? E la mela, capisce i miei segnali? Purtroppo no, ma i nostri atomi si capiscono e come!

Perché alcuni dei miei atomi e degli atomi della mela hanno la stessa configurazione quantistica.
Tutti gli atomi della mela che hanno la stessa configurazione dei miei atomi, sono in grado di mandarmi un segnale. Il fotone della mela induce un fenomeno di risonanza nei miei atomi e a loro volta ognuno dei miei atomi emette due fotoni identici a quello ricevuto dalla mela.

Pensate a un gruppo di suonatori: sia la mela che il mio corpo sono fatti dallo stesso tipo di atomi – di musicisti. Il fotone della mela è lo spartito… quando i miei atomi ricevono lo spartito dalla mela, si mettono a suonare tutti la stessa musica: la musica della mela! E se mangio la mela? Saranno le cellule del mio stomaco a suonare la musica della mela!

E se la mela è inquinata da erbicidi e non è stata al sole e in campagna ma è maturata in un frigorifero?
Mi verrà il mal di stomaco! Esattamente come quando sento un rumore che mi rompe i timpani.
Non ci sarà una meravigliosa orchestra che suona senza un direttore lo spartito della mela, perché l’uomo ha distrutto lo spartito, la meravigliosa musica della natura, quella che Keplero chiamava l’armonia mundi.

E la mela soffre? No, la mela non soffre perché non ha le strutture biologiche della coscienza.
Ma muore nel momento stesso in cui manda lo spartito della sua musica, la traccia di energia della sua vita alle mie cellule, e la grande orchestra della materia e della vita continua a suonare senza di lei. ”

Beppe Rocca

Storie di agricoltura.