Bordure fiorite per impollinatori e il ruolo delle “erbacce” nell’orto

“ Mi piace osservare con curiosità le dinamiche che si instaurano nell’orto – ci dice Andrea Giaccardi de L’Orto del Pian Bosco”– e cerco di capire quali di esse possano avere effetti positivi sullo sviluppo dei miei ortaggi.

In particolare vedo come nell’orto le piante coltivate trovano il loro spazio vitale accanto alla vegetazione spontanea, creando delle relazioni complesse, e noto che spesso le piante più vigorose e produttive son quelle cresciute accanto a qualche erbaccia. Siamo portati a pensare che la competizione interspecifica sia una sorta di lotta per la sopravvivenza, ma in realtà credo che il mondo naturale sia più orientato verso relazioni e sostegno reciproco, piuttosto che sulla mera legge del più forte. Le piante di certo non fanno eccezione, e spesso la presenza di vicini selvatici aiuta e stimola la crescita di quelle coltivate.

Faccio biologico da ormai quasi trent’anni e ho smesso da tempo di accanirmi contro la vegetazione spontanea col fine di eliminarla. Tuttalpiù cerco di regolarne lo sviluppo, di contrastarne la vigoria con l’uso di materiale pacciamante o con degli sfalci controllati, ma non pretendo di certo di avere il terreno nudo accanto ai miei ortaggi. I vantaggi legati alla copertura del suolo, che permette di conservare umidità e struttura, che crea un habitat ideale per gli abitanti del terreno e che lo protegge dall’azione degli agenti atmosferici, sono eccezionali. Più è complessa la varietà di spece coinvolte, più ricca è la dotazione di sostanze chimiche, sotto forma di essudati radicali, metaboliti di scarto, parti vegetali in decomposizione.

Inoltre un apparato radicale complesso struttura il suolo, lo degrada e trasforma, scava gallerie che sono essenziali riserve di gas e liquidi interstiziali in cui vive tutta la complessa comunità edafica di invertebrati e microorganismi che a loro volta trasformano ed elaborano le sostanze chimiche presenti nel suolo, rendendole disponibili alle piante.

La presenza di una vegetazione spontanea o coltivata arricchisce la biodiversità funzionale nell’orto e nei campi coltivati, in particolare può ospitare numerosi insetti utili, siano essi predatori o parassiti di fitofagi e, ovviamente, la fioritura è un momento di gran richiamo per tutti gli impollinatori. Non solo Lepidotteri come farfalle e falene, ma anche Sirfidi, Api solitarie, Bombi e altri invertebrati che sono attratti dal nettare dei fiori e possono svolgere un ruolo importante nell’orto. Ecco che le erbacce in fiore diventano attrattive per insetti che probabilmente non si sarebbero nemmeno avvicinati ai meno interessanti fiori delle ortive, ma, visto che sono lì vicino, finiscono per fare un giro anche su quelli, trasportandone il prezioso polline di pianta in pianta. La regola è semplice: più ci sono varietà diverse di fiori e più a lungo ci sono fioriture nei dintorni degli ortaggi, più sarà probabile che questi vengano visitati e impollinati.

L’idea di un orto “pulito” può sembrarci la migliore quando pensiamo alla produzione, ma se vediamo le cose dal punto di vista degli equilibri ambientali tutto cambia. Ridurre l’orto o il campo coltivato a una monocoltura crea un forte disequilibrio e ci obbliga a continui interventi correttivi, attraverso lavorazioni meccaniche, fertilizzazioni, interventi di rimozione della flora spontanea o peggio ancora l’utilizzo di diserbanti ed erbicidi.

Andare contro la natura sperando di controllarla non sempre è la soluzione migliore, anzi, veramente non lo è quasi mai. ”

Storie di agricoltura.