Sulla lana

– Delia, Milano:
“C’era una volta la lana” racconta una storia molto triste. Di perdita d’identità di cultura e di buon materiale di amore delle cose nostre 😢

– Agrispesa:
Buongiorno Signora Delia, abbiamo pensato di girare il suo pensiero ad Anna Arneodo.

” Gentile Signora Delia, grazie per l’attenzione. Sono Anna Arneodo, che allevo pecore a Santa Lucia di Coumboscuro. In verità, ancor più che una storia triste, quella della lana è una storia per cui bisognerebbe arrabbiarsi, ma arrabbiarsi in maniera concreta. Perché tutti siamo vestiti di plastica e non so quanta gente ha ancora un capo di una maglia di lana nell’armadio. Dobbiamo dire: no, io adesso compro una maglia di lana, perché voglio che il mercato della lana riparta. E tutti assieme facciamo qualcosa. Quando ho mandato la lana a Biella e il signor Thompson di Biella Wool Company l’ha ritirata, poi mi ha fatto la “pagella” perché io gliel’ho chiesta e mi ha detto: è una bella lana, ha un buon punteggio, però adesso l’abbiamo mescolata con le altre. Se io potessi dire: ci sono persone che mi chiedono la lana, io sono in grado di vendere la lana, potrei anche dirgli: facciamo delle maglie….Ma io da sola, cosa faccio? Mi arrabbio, scrivo in Regione, mi arrabbierò adesso di nuovo con l’Assessore alla montagna perché hanno andato 50 milioni alle stazioni turistiche che poi adesso con, con la neve di dicembre sono ripartite in grande e per noi non ci sono neanche i i soldi per pagare il prezzo della lana. Compriamo la roba di lana!  E se il mercato riparte, anche la nostra lana vale di più. Mentre le scrivo, qui a mille e cento metri, a Coumboscuro, abbiamo mezzo metro di neve. Qui la lana è sempre servita per tenere caldo il nostro corpo. Venga a trovarci, sarebbe bello conoscerci di persona. Un caro saluto, Anna “

– Delia, Milano:
Grazie di cuore. Sono commossa e vicino alla sig.ra Anna che mi auguro possa resistere all’avanzata della fuffa del finto a discapito delle cose vere e preziose che scaldano corpo e anima.
Noi compriamo solamente fibre naturali, mio figlio ora che è adolescente è più difficile da controllare perché alla qualità guarda poco, spero che gli insegnamenti, passato questo periodo, possano tornare.
L’idea di produrre indumenti con la propria lana sarebbe, cara Anna, una grande riscossa, ma ho paura che in questo triste momento storico, dove il mercato è spietato e il bello e durevole non la fa da padrone potrebbe essere rischioso.
Vero è anche che se nessuno rischia tutto si appiattisce e il bello sparisce.
Una cooperativa di giovani donne o che hanno perso il lavoro… ripartire dai vecchi strumenti. Sarebbe bello.  Le auguro ogni bene e sapere che ci sono persone come lei fa ben sperare.
Tenga botta 💪. Un abbraccio.



Storie di agricoltura.