Menta, melissa, escolzia, echinacea, camomilla in bassa Valle Maira
“ L’annata 2025 è andata benissimo. Coltiviamo una decina di varietà di erbe officinali. Abbiamo messo la malva, che è una delle varietà più richieste, è la malva mauriziana, che fa foglie grandissime. Sulla malva abbiamo un problema da risolvere, un marciume del colletto che a volte fa morire le piante e quello è uno dei pochi problemi. Abbiamo fatto fare delle analisi – ci spiega Andrea Chiapello di Tetti di Dronero – su delle piante malate e ci hanno detto che è un fungo, si chiama l’armillaria, è un fungo che vive a livello del terreno, cioè sullo strato superiore, infatti attacca il colletto e quando il colletto è marcio la pianta muore. Però quello adesso vediamo, perché abbiamo iniziato con la somministrazione del tè di compost da questa primavera. Dopo il secondo o terzo anno che si somministra il tè, il problema dovrebbe risolversi, perché comunque i funghi buoni diventano antagonisti, nel senso che occupano tutto lo spazio e non danno più spazio a questa armillaria, che dovrebbe andarsene.
Dunque io mi faccio il tè, compro solo il compost. Io ho un cubo di 1000 litri e lo faccio, poi c’è l’areatore che lo ossigena e poi lo somministro, solo quello. Poi ci sono dei prodotti, ci sono le alghe, c’è la melassa da mettere insieme, quelle le compro. La malva, se va tutto va bene la tagli anche cinque volte. Cioè la tagli e lei ricaccia, la tagli e ricaccia, la tagli e ricaccia.
E poi mettiamo la melissa, che ne ho forse 5- 6.000 metri. La melissa la tagli solo tre volte. Poi ho la camomilla, quella matricaria, ovvero quella classica, è semplicissima da fare. E vengono a raccogliere con una macchina che hanno comprato in Serbia: praticamente la pettina e raccoglie solo i capolini.
Poi ho l’escolzia, il papavero californiano, che serve per la tisana per far dormire.
Quest’anno ho messo la prima volta del prezzemolo, per i sali aromatici per la cucina. Abbiamo messo il prezzemolo, non l’avevo mai messo, però è andato benissimo.
Poi ho l’ortica: l’ho tagliata cinque volte, nessun problema.
Poi ho l’echinacea della quale serve solo la radice.
Avevo l’altea che è una malvacea della quale a volte si prende anche la foglia, ma si prende più che altro la radice.
Poi ho la bardana, che è una pianta selvatica, cioè in giro si trova e si prende la radice, fa bene al fegato.
E poi il tarassaco, che ce ne va anche abbastanza, si prende sia la foglia che la radice.
Solo di piante officinali, abbiamo più di tre ettari. È ovvio che per la maggior parte c’è la camomilla, che, essendo molto semplice da fare, ne metti un po’ di più. E poi c’è la malva. E tre ettari di officinali corrispondono all’economia di due persone che ci lavorano.
Una volta raccoglievano le erbe spontanee, raccoglievano le viole, raccoglievano i cucù, per la farmacia. Su questo settore, essendo di nicchia non è che potrebbero esserci cinquecento agricoltori che fanno la stessa cosa. Però in ogni caso è un tipo di coltivazione da incentivare perché comunque noi facciamo biologico, le zone in cui ci siamo noi sono ancora le uniche che effettivamente possono ancora essere vocate al biologico, nei fondi valle .”