Az. Agr. Paggetti Stefania


"Noi siamo nati come tostatori - spiega Marco Razzolini dell’azienda agricola Paggetti di Venturina (Li) - andavamo in giro per l’Italia con il nostro tostatore a legna degli anni ’50, e quando ci chiedevano da dove venissero le arachidi, siccome in Italia non si facevano, eravamo costretti a dire "queste arachidi vengono da Egitto, Brasile, Stati Uniti ecc." Il motivo era che conveniva di più comprarle all’estero già fatte. Io le compravo crude e le tostavo. Andavo a fare la tostatura in mostre, fiere, mercati: fino a qualche anno fa giravo l’Italia con il mio furgoncino e un macchinario da 12 quintali in ghisa. Non ho mai incontrato nessuno che avesse una cosa come il mio.

L’idea l’aveva avuta mio nonno, rientrato dalla guerra d’Africa, nel secondo dopoguerra, quando arrivarono gli Americani che mangiavano le noccioline: lui adattò un tostatore da caffè per le arachidi e cominciò a vendere queste noccioline americane. Le chiamiamo noccioline americane perché sono originarie del Sud America.

In Italia si facevano le arachidi nei primi del ‘900, poi le coltivazioni intensive le resero poco redditizie per cui costava meno comprarle all’estero e venderle tostate. Io ho cominciato nel 1986 come azienda commerciale, poi ho pensato di seminare io le arachidi e nel 2007 è nata l’azienda agricola. In azienda lavoriamo io, mia moglie e una dipendente fissa tutto l’anno, mentre durante la raccolta utilizziamo manodopera italiana e straniera: a me ha insegnato un senegalese a fare le arachidi, quindi ho un occhio di riguardo verso chi mi ha insegnato. I primi anni sono stati difficoltosi perché i senegalesi ci avevano insegnato il metodo senegalese, che è un po’ poco produttivo rispetto ai nostri standard, perché loro hanno stagioni molto più lunghe, non hanno fretta, fanno tutto a mano, cosa che per noi era abbastanza improbabile, perché se a settembre si incomincia a raccogliere bisogna sbrigarsi perché poi comincia a piovere e non si raccoglie più l’arachide da terra. Ci è servito per capire come andava lavorata, poi però ci siamo dotati di macchine per essere un pochino più performanti.

Ci sono diverse cultivar di arachidi. Quella più adatta alla tostatura è la varietà Virginia che commercializziamo noi. Il problema della coltivazione dell’arachide è che le macchine per la coltivazione non sono simili a quelle che si usano di solito in Italia per altre coltivazioni. Per esempio, per trebbiare il girasole si usa la trebbiatrice da grano modificata mentre per le arachidi non si può modificare una trebbiatrice già esistente perché ci sono battitori diversi: l’arachide non va spaccata come si fa con il grano, dove la spiga viene sbattuta ed esce fuori il seme del grano. Se noi si sbatte l’arachide viene fuori l’arachide già sgusciata perché le velocità dei battitori sono diverse rispetto a quelle che servono per le arachidi. Quindi abbiamo acquistato delle macchine in Cina perché quelle americane, concepite per grosse estensioni, erano troppo grosse. In Italia è difficile trovare un corpo unico di 300-400 ettari ed è difficile trovare un terreno che sia anche sabbioso. Con queste macchine possiamo fare la lavorazione delle arachidi dal campo alla trasformazione."


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