"Cantare le uova" nelle sere di Quaresima

"Cantare le uova" nelle sere di Quaresima
Il clima delle sere di Quaresima è più freddo o più mite a seconda del diverso periodo in cui cade di anno in anno la Pasqua.

Avevo 19 anni quando per la prima volta mi sono avviata, a piedi, di notte, per i sentieri che costeggiando il Tanaro portano da Magliano Alfier a Barbaresco e a Neive.
Avevo sentito dire di un gruppo di giovani contadini, studenti, operai che, continuando una tradizione locale, attraversavano le campagne nelle sere del periodo quaresimale per portare un canto e un augurio antico nelle cascine di Langa.
La compagnia di quell’insolita brigata mi dava una gioia straordinaria. Ogni loro parola era insieme invenzione e sfida linguistica, ogni loro riflessione si rivolgeva con spirito critico ad presente, attingeva al passato dell’uomo figlio della terra e tracciava progetti per un futuro nel quale la terra e i contadini tornassero ad essere fulcro di una cultura quotidiana fortemente collegata all’ economia e alla gestione del bello incarnato in un fiore, in un insetto, in una sorgente, in un muro di mattone o in un canto.
 
Andavamo a “Cantare le uova”
 
O se völi dene di öv                 O se volete darci delle uova
De la galìnha nèira                   della gallina nera
I-è pasàie Carlevé                     è passato Carnevale
sumà la primavèira                  siamo alla primavera.
 
Guidava il gruppo di cantori festanti un giovanotto vestito di un saio da frate, al braccio una cesta capiente. Con il canto e con la musica di fisarmonica, clarinetto, genis, tamburo svegliavamo le famiglie che, stupite ed assonnate ci aprivano la porta per offrire ospitalità e doni quali uova, vino, pane e salame.
I bimbi, in pigiama, ascoltavano il canto tra le braccia dei genitori. I vecchi nonni, dalla finestra della stanza, salutavano il rito della primavera con la solennità di chi ormai sa quanto velocemente le primavere scorrano via.
 
Ogni giovane ragazza meritava il complimento galante dei giovanotti del nostro gruppo. E, nel ritorno notturno, la fanciulla incontrata si trasformava in una visione di sogno per quei ragazzi che creavano nuove strofe e ripetevano a memoria i versi di Pavese e le parole di Capo Giuseppe.
 
Oggi ho 56 anni. Ma sento le che le gambe chiedono di avviarsi per un sentiero di campagna ogni volta che tornano le sere di Quaresima.
Sento che ho voglia di  mangiare l’uovo sodo con l’aceto e l’insalata di tarassaco, quando, come adesso, le prime giornate di sole fanno spuntare qualche viola e le insalate nei campi.
 
E’ il ritmo delle stagioni e della terra che, comunque vada, ci accompagna tutti: i giovani verso la vita e i vecchi nello scorrere delle primavere.
 
La padrùnha a l’à pagà                   La padrona ha pagato
E nùi la rìngrasiùma                        e noi la ringraziamo
Se st-autr-àn sumà ancùr vìv     se quest’ altr’anno saremo  
                                                                 [ ancora vivi 
E nùi ritùrnerùma.                          noi ritorneremo.
 
Elena Rovera, marzo 2009

La fotografia è di Antonio Adriano ed è tratta dal libro Feste sotto la luna di A.Adriano
da sinistra Nadia Rava, Romano Slizza, Felice Torchio, Guido Stirano, Teresio Sappa