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Produttori

Titolari: Isoardo Riccardo
Dove: Via Matteotti, 1 - Castelmagno (Cn)
  Azienda associata Cornale

Volevamo inserire un buon Castelmagno nelle carrello di AgriSpesa, perciò abbiamo chiamato un po’ di produttori per sentire come stesse andando la stagionatura. Abbiamo telefonato tra gli altri a Elsa Isoardi, dell’azienda agricola “Dove osano le aquile”, figlia di Giacomo, uno dei personaggi più importanti nella storia di qualificazione di questo singolare formaggio. Elsa ci racconta che ormai vende il suo latte perché, da quando è morto il padre, lei e la mamma non ce la fanno più a seguire la produzione complessa e la stagionatura del Castelmagno. Però ci raccomanda di chiamare suo cugino Riccardo. “Lui è l’unico nella zona – ci assicura - che non dà mangimi alle sue bestie e fa il formaggio come lo facevano i vecchi, proprio come piace a voi di AgriSpesa. Però Riccardo ha deciso di stare fuori dal Consorzio del Castelmagno, perciò il suo formaggio non può ufficialmente chiamarsi Castelmagno”. Telefoniamo a Riccardo e fissiamo un incontro. Assaggiamo il suo formaggio e lo troviamo molto buono; anche se un po’ giovane ha un sapore intenso come non ricordavamo di aver incontrato. Riccardo Isoardo vive a Chiappi di Castelmagno, in Valle Grana, a 1660 mt di altitudine, ha 49 anni e alleva 10 mucche di razze diverse, Bruno Alpina, Valdostana e altri incroci e un toro. Lo aiuta nel lavoro la moglie Marisa di 43 anni, mentre le due figlie Noemi e Roberta già gli dicono che non continueranno la lunga tradizione familiare di produzione di formaggio. Le due ragazze studiano e i loro genitori, per portarle a scuola, percorrono ogni giorno la strada tortuosa da Chiappi di Castelmagno a Caraglio ben quattro volte, per 120 km al giorno. Riccardo nutre le sue vacche solo con erba del pascolo in estate e fieno in inverno. Ogni giorno le mucche gli danno circa 55-60 litri di latte e lui riesce a farci 4 formaggi da 2 ½ kg cadauno. A dicembre le mucche sono quasi tutte gravide, perciò ricava 1 formaggio al giorno da 2 ½ kg. Lui ha ancora delle forme in legno piccole che usava già suo padre. La mungitura avviene sempre manualmente, anche se Riccardo possiede una mungitrice elettrica. Ma a lui piace fare tutto come facevano suo padre e suo nonno; inoltre d’estate al pascolo, a volte si trova a mungere sui pendii e sarebbe ben scomodo spostare un macchinario ingrombrante. “La mia è una scelta – ci dice – lo faccio per differenziare il mio formaggio…e poi io sono contro ‘il progresso’. Anche per questo ho deciso di non far marchiare il mio formaggio dal Consorzio perché la mia azienda voglio amministrarla direttamente io. Non mi piace che venga qualcuno da fuori, che magari non distingue neanche una mucca da una capra, e mi imponga come devo mungere, come devo fare il formaggio. Le riserve indiane devono farle a casa loro… Così il mio formaggio, anche se è proprio come si è sempre fatto qua, non posso chiamarlo Castelmagno, perché non ho il marchio”. Per farcela a portare avanti la famiglia Riccardo fa anche il casaro presso un caseificio della zona. Un tempo ha fatto per sei mesi la guardia giurata per una banca, ma i suoi genitori non erano contenti che dovesse percorrere ogni giorno tanta strada da Castelmagno a Moretta, dove lavorava, così ha scelto di fermarsi a Chiappi. “Si vive in mezzo a continue difficoltà – ci dice – e per qualunque cosa devi correre giù fino a Caraglio a rischio anche di incorrere in incidenti, in frane o in altri pericoli. Ma io sono fatto così, non vado tanto in chiesa, però credo in questo lavoro che faccio qua, dove l’hanno sempre fatto i miei vecchi”.